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Da Dieci Sonetti
Di Emiliano Rolle
In: Semicerchio LIV (01/2016), “Poesia sulla pietra”, p. 86.
VII. DELLA LORO ASSENZA
Non si trovano più. Non ce n’è traccia nemmeno in superficie. Il cuore attento forse non lo esclude, tuttavia scaccia la tentazione di dirsi contento quando questo accade. Perché si affaccia in lui come l’ipotesi di un lento ma inesorabile omesso che allaccia loro a sé, un trarsi senza alimento che assimila dentro un oscuro baratro la loro assenza e il suo tormento. Tenta, è vero, ancora una sortita – ossia li immagina – ma invano, non ripara l’assenza e, ciò che è peggio, sa che stenta a amarli senza sapere chi siano.
VIII. DI UN VACUO BASCULARE
Chi ha scelto di affrontare il corpo a corpo e non teme di liquefarsi in bava li aspetta là dove loro si scavano la propria fossa, ma chi è nello scorporo, nel regno sotterraneo d’ombra e porpora, non crede all’inquietudine degli avatar, la folla che attraversa la via cava senza estinguersi. Intima ai suoi corpo-
rati di restare, di non assolvere al destino di un vacuo basculare tra vita e non, di smetterla d’inerpi-
carsi a ritroso nei miasmi di polvere per riesserci: di volgersi a ascoltare quei fantasmi, e non soltanto Proserpina.
IX. DELL’USCIRSENE DAL MONDO
Se darsi mille baci crea scompiglio, non darsene è la scusa più veniale per vincersi e ritrarsi in un cipiglio senza età né gioia, in un rituale che è al tempo stesso perdita ed appiglio per tutto ciò che espone, affligge o assale il proprio sé, nel mutuo nascondiglio della noia e del sogno, quindi vale spogliarsi dell’accusa fino in fondo, donarsi con l’amore, o con l’astuzia, di essere semplici oltre lo sgomento, di dire grazie e lode a ogni minuzia, poi stare un poco e uscirsene dal mondo in gloria di quei baci e di altri cento.
X. DELLA SCOMMESSA
C’è, o si attesta, un non so che di esplicito nella sua non presenza, come un pèrdersi per gli atri del ricordo, per gli uffici della coscienza, senza un po’ di verde a rallegrarne l’occhio, tra gli auspici dei cuori in festa. C’è e non c’è. L’aver de-
ciso di obliterarsi ha in sé radici profonde che nessuno però sperde o dimentica. Ed è nel forse l’anima della scommessa (ne è come una spia) che in non altro che in ciò sia la sua offerta: l’esortazione implicita, o l’allerta, a essere liberi, anche se lontani, dai propri sogni, ire, biasimi. E sia.
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