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Renata Morresi (inediti)
Di Renata Morresi
In: Semicerchio LI (02/2014), “Per Seamus Heaney”, pp. 93-94.
[gioco di luce sul vetro dell’auto]
gioco di luce sul vetro dell’auto col tergicristallo ciao Sancho
è notte, una strada provinciale millenovecentosettantanove
ciao cavallo, compagno di avventure
pali-effetti-rifrazioni decidono le armi è storica ripetizione guida una Citroën fischietta, mio padre
attraversa azione sovversiva insurrezione rapimento
stiamo tornando senza pensarli
stiamo pensando giocando al duello coi fantasmi-lampioni
probabilmente piove e la memoria non è affare personale
ronzano le ruote sull’asfalto il tergicristallo muove a tempo taglia un tempo orizzontale
forse la memoria è una sostanza (ma se è onda, bagliore non è un magma? una condanna?)
forse non fa male (ma fa male) ripetere la canzone del blu dipinto di sonno, vincerlo calarsi nelle braccia del cristallo spezzare via alabarde e lance e –
continua il corpo a corpo a corpo a folle sfida tutte insieme tu sul sedile posteriore palo-colpo-attacco-fingere
dopo anni 35 scrivi, ad esempio, un documento a occhi mille [da Car-wash]
Le cose che vedremmo andando in bicicletta sulla battigia
compongono un elenco di un oh tondo, prolungato, intimo direi, tutto sommato bello, fresco, comprenderemmo
e a parlarne gireremmo ancora in lungo e in largo sulla pianura chiara, così chiara da spossare lenta limpida beata e pure abbacinata, va! andata di aggettivi, quasi ognuno uno di noi
pianura di noi espansa, bianca che non viene separata dalla notte
comprendere l’insieme tra luci dalle vongolare sei/sette rimesse abusive e la marea che copre le tracce delle ruote
le linee sulla rena lingue aliene
e parleremmo certo ore della somma di suono dalle onde fin su la stratosfera, del nome dell’azzurro, azzurro-nero, ardesia, metallo infuso delle otto, di quando arrivò il camion carico di sabbia, grosso, occhi rotondi d’animale progettato, cyborg, del rombo che ci scosse, ridere e guardare finalmente la spiaggia in effetti rinsecchita, mica così bella, dell’è così che fanno allora per riempirla,
comprendere il progetto, parlare con il vecchio titolare da tre generazioni aggiusta il suo casotto del prima che arrivava e fino a dove questa spiaggia e poi la concessione demaniale e prima di suo padre che cos’era e prima degli scogli e del porto, poi la crisi della sabbia intossicata, del turismo, il fermo, e a capirlo che il treno a due metri dalla riva, una rovina, e poi il gasolio, le politiche fiscali, le estati a mucillagine, per non dire del condono, e prima e dopo di ogni cosa ancora i pesci, (l’ameba.)
Fossimo andati in bici.
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