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« indietro Genesi e storia dell’“Internazionale” di Fortini* di Michel Cattaneo Con ‘Internazionale di Fortini’ ci si riferisce comunemente alla versione che Franco Fortini ha dato dell’Internationale, la canzone proletaria scritta da Eugène Pottier nel 1871 durante le giornate della Comune di Parigi. Musicata in séguito da Pierre Degeyter, la composi- zione è poi diventata il canto delle varie Internazionali susseguitesi, oltre che, dal 1917 al 1944, l’inno ufficiale dell’Unione Sovietica. Il testo di Fortini è stato stampato per la prima volta nel 1995 da Maria Vittoria De Filippis nel numero di «Il de Martino» interamente dedicato alla memoria del poeta, saggista e – come si vedrà meglio – paroliere, che era scomparso da pochi mesi.1 A rendere il componimento canonico e a sopperire a una diffusione fino ad allora rimasta limitata ha provveduto nel medesimo anno Pier Vincenzo Mengaldo, decidendo di includerlo quale tassello conclusivo nella sua scelta di Poesie inedite2 di Fortini. Il titolo esatto suona: Sull’aria della «Internazionale»; quello che segue il testo: 1. Noi siamo gli ultimi del mondo. – Ma questo mondo Nelle fabbriche il capitale – come macchine ci usò. Questo pugno che sale – questo canto che va 2. Noi siamo gli ultimi di un tempo – che nel suo Questo pugno che sale – questo canto che va 3. E tra di noi divideremo – lavoro, amore, libertà. Questo pugno che sale – questo canto che va 4. Noi non vogliamo sperar niente. – Il nostro sogno 1968, 1971, 1990, 19943 Nelle Note di carattere filologico che chiudono il volume, Mengaldo precisa che le «tre ultime date in calce alluderanno con ogni verosimiglianza ai vari momenti di revisione»4 e che il «testo ha avuto certo diffusione orale».5 Prima di entrare nel merito dei «momenti di revisione», ovvero delle varianti in parte rese note,6 ma che si possono ora studiare più compiutamente grazie ai materiali conservati presso l’Archivio Franco Fortini di Siena,7 è proprio a un’iniziale «diffusione orale» che bisogna rifarsi per tornare ai momenti dell’instaurazione dell’Internazionale di Fortini. Lo storico Cesare Bermani ha raccontato come, nel corso di una conversazione telefonica avvenuta il 5 aprile 1979 e da lui trascritta, Fortini gliene avesse letto il testo, fornendogli indicazioni molto puntuali sulle circostanze nelle quali lo aveva intrapreso: La composizione del testo mi è stata molto difficile. Ho scritto le prime due strofe e il ritornello nel settembre 1969 ad Agape, in Val Pellice, dov’ero insieme ad alcuni compagni che stavano organizzando gli scioperi alla Fiat in vista del contratto. Il ritornello era allora diverso da quello attuale, che ho modi- ficato, e in seguito ho anche aggiunto due strofe. Mi sarebbe piaciuto molto che venisse cantata e per questo l’ho fatta conoscere ad amici e compagni [...]. Avrai notato come il mio testo riecheggi la versione originaria francese di Eugène Pottier: “gli ultimi del mondo” sono “les damnées de la terre”; e non la traduzione italiana, che è assai infedele e verso la quale il mio testo vuole essere polemico. [...] A questo testo, che ho intitolato Sull’aria del l’«Internazionale» e che ho scritto nel centenario della prima redazione tra il 1969 e il 1971, io tengo moltissimo.8 Comunque sia, di un primitivo stadio dell’Internazionale abbiamo testimonianza indiretta da una lettera indirizzata il 4 aprile 1979 allo stesso Bermani da Luigi Manconi, politico, giornalista (e critico musicale) che era stato militante di «Lotta Continua», occupandosi, insieme al cantante Pino Masi, di allestire una scelta di canzoni per la nuova sinistra: Si era, credo, nel 1970 (al più tardi, nei primi mesi del ’71) [...] nascevano le “canzoni di Lotta Continua”; io collaboravo ai testi e talvolta li scrivevo interamente [...]. Un giorno, una di queste tre persone, Goffredo Fofi, o Piergiorgio Bellocchio o Giovanni Raboni (più probabilmente il primo), mi dà un foglietto rosa; sopra – dattiloscritto con un carattere particolarmente elegante – c’era il testo di Franco Fortini che, a mo’ di titolo, portava questa dicitura: “Sul motivo dell’Internazionale”. Il testo mi parve molto bello e proposi a Pino Masi di interpretarlo lui, di portarlo in giro e di cantarlo. Poi, non so più per quale motivo, si decise di modificare il testo. Lo feci io. Conservai, del testo fortiniano, il ritornello.12 La rielaborazione di Manconi si può leggere col titolo L’internazionale proletaria nel Canzoniere del proletariato pubblicato da «Lotta Continua».13 Il ritornello attribuibile a Fortini presenta divergenze minime e limitate al primo verso («Quella voce che sale – dalle lotta e che va») rispetto alla stesura immediatamente seguente del- la quale è conservato il testo integrale. Di maggiore interesse è l’intestazione, Sul motivo dell’«Internazionale». La variante invita a soffermarsi sulla sostituzione finale di «motivo» con «aria». Il secondo termine rimanda all’o- pera lirica ed è probabile che Fortini lo abbia preferito per intitolare la propria versione di una canzone simbolo della classe proletaria in accordo con la tesi, da lui sostenuta in un’intervista del 1982, secondo la quale le arie del repertorio operistico sarebbero state il vero equivalente italiano di quel canto popolare la cui eredità in Germania avevano raccolto le ballate di uno degli autori per lui cardinali, Bertolt Brecht.14 È in questo filone che Fortini vuole inscrivere la sua Internazionale. Un testo formato da due strofe e da un ritornello che risalirà a una fase di poco successiva all’invio a Manconi15 è invece tramandato in AFF, sc. XXII, cart. 36, da un dattiloscritto non datato e ormai intestato Sull’aria dell’Internazionale. Saltano immediatamente all’occhio alcune differenze tipografiche. In particola- re il verso doppio della redazione definitiva nelle strofe risulta spezzato a formare due versi. Giusta l’ammissione di Fortini, le varianti di questa stesura tuttavia riguardano prevalentemente il ritornello, che recita: Questa voce che sale – dalle lotte e che va È l’Internazionale – unita umanità Il primo verso coglie una «voce» nell’atto di intonare la stessa Internazionale e quindi presenta la dimensione meta-poetica che conserverà nella lezione finale.16 Qui il canto si diffonde però da «lotte» contingenti, da identificare con le battaglie della fine degli anni Sessanta, mentre nel testo ultimo la «lotta» del terzo verso («Questa lotta che eguale – l’uomo all’uomo farà»)17 coincide con l’internazionalismo comunista e, sebbene in corso, appare proiettata verso l’avvenire in misura maggiore di quanto non lo sia in questa redazione. Il ritornello inoltre caratterizza l’«umanità» come «più forte» (v. 2) e «unita» (v. 4), quando nel testo d’arrivo emerge un senso di perdita e qualsiasi adempimento viene rimandato ancora al domani («Fu vinta e vincerà»).18 Così era d’altronde anche nella ripresa dell’origina- le francese («C’est la lutte finale: | Groupon-nous, et demain, | L’Internationale | Sera le genre humain»).19 Fortini nella dichiarazione riportata da Bermani dice di richiamarvisi puntualmente in aperta contrarietà alla traduzione italiana corrente. Si tratta del testo pubblicato a firma Bergeret sul giornale «l’Asino» il 13 ottobre 1901. Tale versione è scopertamente ispirata ai princìpi riformisti della Seconda Internazionale. Fortini doveva avvertire con fastidio la retorica progressista di tante espressioni che in essa compaiono. Nella sua Internazionale la rappresentazione dei compagni alla stregua di «ultimi del mondo» sulla scorta dei «damnés de la terre»20 di Pottier viceversa indirizza fin dall’avvio il testo in una direzione opposta. Fortini chiarisce la portata di tale incipit in un articolo del 1972, perciò sostanzialmente coevo alla traduzione della canzone. Nel pezzo (riecheggiando anche il titolo dell’opera più significativa di Frantz Fanon)21 l’autore invita a non dimenticarsi che «i “dannati della terra” non sono solo una metafora del primo verso dell’Internazionale ma una realtà, dei veri dannati»22 che il discorso marxista, pensando a un «proletariato immaginario»,23 avrebbe troppo a lungo ignorato. Nondimeno, quella mossa a Bergeret nella conversazione con Bermani è anche una critica traduttologica, leggibile alla luce delle riflessioni sulla traduzione che Fortini (del quale è risaputa l’intensa attività di traduttore)24 andava svolgendo negli anni in cui attendeva all’Internazionale. L’autore evoca un concetto ricorrente negli scritti sull’argomento, quello di ‘fedeltà’. Sia la versione «infedele» di Bergert, sia la sua, che aspirerebbe al rispetto dell’originale, finiscono però per discostarsi dal testo di Pottier, costituendo in realtà ciò che nel saggio del 1972 intitolato Traduzione e rifacimento Fortini chiama giustappunto «rifacimento, adattamento, trasposizione».25 Vale a dire: una operazione letteraria nella quale un dato ‘transletterario’ (un mito, un complesso di situazioni, un genere e persino una singola opera o un suo elemento) vengono assunti quale struttura di riferimento, o significante per un’opera nuova.26 Nel caso del rifacimento dell’Internazionale, è mani- festo che, secondo una pratica sperimentata dal poeta in tanti dei suoi componimenti scritti ‘di seconda intenzione’,27 il senso dell’«operazione letteraria» risieda per Fortini nell’assumere uno dei canti socialisti per eccellenza come piattaforma sulla base della quale esprimere e divulgare («Mi sarebbe piaciuto molto che venisse cantata», confida a Bermani) la propria idea di comunismo.28 E che la variantistica permetta di cogliere alcune oscillazioni o evoluzioni cui Fortini nell’arco di un quarto di secolo, dal 1968 al 1994, sottopone tale idea. In un’ottica del genere si possono guardare anche le altre varianti di rilievo della redazione in oggetto, quelle relative ai vv. 2 e 4 della seconda strofa: Al profitto e al suo volere Tutto l’uomo si umiliò Dov’era il sì faremo il no. L’approdo del passo alla lezione definitiva («Al pro- fitto e al suo volere – tutto l’uomo si tradì. | Ma la Comune avrà il potere. – Dov’era il no faremo il sì.») è stato ampiamente commentato. Maria Vittoria De Filippis si è concentrata sul v. 2, osservando che alla fine «l’autore mette con forza in evidenza come l’uomo abbia tradito (termine certamente più netto del prece- dente “umiliò”) tutto se stesso per il profitto e per il suo volere».29 Giuseppe Traina ha invece preso in esame il v. 4, notando un «capovolgimento logico [...], quasi a voler sottolineare che c’è ancora bisogno di affermare l’idea positiva di comunismo rispetto alla necessità di opporsi al consenso uniforme».30 Non è stato però rimarcato che le due correzioni, essendo i versi in rima, sono interdipendenti. O, meglio, la prima dipenderà dalla seconda, giacché l’una riguarda una pura sfumatura, mentre l’altra introduce un effettivo scarto o appunto ribaltamento semantico di grande interesse. Se per il testo definitivo può valere in linea generale quanto affermato da De Filippis e Traina,31 la lezione originaria potrebbe trovare di nuovo il suo significato nel contesto lato in cui s’inserisce l’Internazionale. Sul finire degli anni Cinquanta Fortini aveva contribuito insieme alla compagnia di musicisti torinesi denominata Cantacronache a rinnovare il genere della canzonetta scrivendo testi quali Tutti gli amori, Quella cosa in Lombardia, Le nostre domande.32 All’ispirazione amorosa (quantunque con uno sguardo rivolto alle trasformazioni sociali) di pezzi come questi si accompagnò in Fortini anche la vena più strettamente politica cui va ascritta non solo l’Internazionale, ma per esempio la canzone del 1958 dal titolo Patria mia.33 Il suo svolgimento, che rappresenta una parodia dell’Inno di Mameli tesa a demistificare vuoti miti patriottici,34 offre un luogo parallelo utile per comprendere meglio la lezione di str. 2, v. 4, attestata dal dattiloscritto. Si vedano le tre strofe conclusive del brano, con particolare attenzione al penultimo verso: Fratelli d’Italia,
Alla prona accettazione dei precetti individualistici propagandati dai poteri costituiti, da «Governo ed altare»,36 Fortini contrappone l’identico «no» della stesura dattiloscritta dell’Internazionale: una rottura che può aprire a un vivere diverso tra gli uomini, al comunismo. In qualche modo a un’interpretazione analoga conduce la vicenda editoriale di un’altra canzone di Fortini, quella improvvisata alla Marcia della Pace per la fratellanza dei popoli svoltasi da Perugia ad Assisi il 24 settembre 1961.37 Il pezzo viene registrato nel 1963 dal gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano (con il quale Fortini collaborò)38 in un disco sintomaticamente intitolato Le canzoni del «no»,39 dove la negazione, che evidentemente riecheggia slogan della citata manifesta- zione pacifista o in ogni caso delle proteste dell’epoca, è rivolta all’imperialismo, al razzismo, al colonialismo e allo sfruttamento, in una prospettiva per nulla estranea all’Internazionale e a tutta l’opera di Fortini. I punti di contatto del rifacimento dell’Internazionale con la produzione in versi e in prosa di Fortini, così come le sue implicazioni ideologiche, si possono tuttavia valutare appieno solo a partire dalla versione conservata in AFF, sc. XXX, cart. 4, c. 97. Il documento consiste in una stampa da computer40 intestata definitivamente Sull’aria della «Internazionale» e datata «1968, 1971, 1990». Si tratta dunque della redazione del 1990, la prima giuntaci a contemplare le due strofe aggiuntive di cui Fortini parlava a Bermani fin dal 1979. Al di là di queste, la principale innovazione concerne ancora il ritornello che (eccettuata la compaginazione dell’intero testo in versi singoli anziché doppi) si stabilizza nella sua forma ultima. A risaltare è soprattutto la nuova lezione dei vv. qui numerati 7-8. In uno stadio in- termedio registrato soltanto da Bermani durante la telefonata del 1979 e che non ha attestazione nelle carte d’autore l’originario «È l’Internazionale – unita umanità» aveva lasciato il posto a: «è l’Internazionale – ha vinto e vincerà».41 Ora i versi divengono: «è l’internazionale. | Fu vinta e vincerà».42 Una modifica della quale traspare bene la ragione, quando non la necessità. Una necessità bruciante che impone a Fortini di ritornare sul testo a oltre dieci anni di distanza dal precedente intervento. In controluce alla rettifica del 1990, come ha visto Traina,43 ci saranno da scorgere gli eventi dell’anno prima: la caduta del muro di Berlino, l’esaurirsi della parabola storica, pur incancrenita, del socialismo reale44 e l’irrimediabile allontanarsi nel futuro, il farsi utopia di un compimento rivoluzionario. Anche la terza data apposta all’Internazionale avrebbe quindi un valore anzitutto emblematico. D’altro canto, l’entità delle revisioni di Fortini (invero modesta, specialmente se confrontata con il suo uso consueto),45 più che un’«operazione compositiva molto complessa e stratificata nel tempo»,46 sembra davvero tradire la volontà di tornare sul testo in coincidenza di svolte altamente significative per affidargli una visione del comunismo consapevole dei rivolgimenti del tempo, ma sempre intimamente fedele al proprio pensiero. Si dovrà allora constatare che per Fortini l’Inter- nazionale avrebbe senz’altro potuto dirsi «vinta» già all’altezza della prima datazione, nel 1968, dopo gli avvenimenti del 1956 e dopo l’invasione della Ceco-slovacchia di quello stesso anno.47 Fortini doveva anzi pensare la sconfitta odierna quale prerogativa costitutiva dell’Internazionale. Un dato del genere affiora nel frammento da riferire al suo secondo viaggio in Cina della prosa inclusa in L’ospite ingrato secondo con il titolo Per un disco. 1975: In una stazione persa tra Wuhan e Changsha, pochi anni fa, ascoltavo a notte alta la folla cinese di un treno cantare l’Internazionale e mi pareva di distinguervi quante acque fossero concorse a chiarirne l’appello, dal giugno 1871, quando i vinti avevano appena cominciato a lavare i selciati dai grumi del sangue dei comunardi e clandestino in una stanza di Parigi Eugène Pottier, disegnatore, ne aveva scritte le sei strofe.48 È una rappresentazione, questa dell’Internazionale battuta nel presente eppure nel presente in lotta in una prospettiva futura, utopica, con un preciso riscontro in un fondamentale scritto del 1989 nel quale, formulando una definizione di Comunismo, Fortini sostiene che il «combattimento per il comunismo è già il comunismo».49 In AFF (sc. XXII, cart. 1, non datata, e 36, datata «1968. 1972. 1990. 1994») sono infine archiviate due ulteriori stampe da computer che recano un testo nella sostanza conforme a quello pubblicato da De Filippis, la quale lo ricevette il giorno del funerale di Fortini.50 A passare alle stampe, per la precisione, sarà quello della seconda. Le modalità con cui nel frattempo la stesura definitiva circola vengono rievocate da Ivan Della Mea.51 Dopo la morte di Fortini, avvenuta il 28 novembre 1994, sua moglie, Ruth Leiser, avrebbe trasmesso via fax l’ultima versione dell’Internazionale a «Radio Popolare». L’emittente avrebbe contattato Della Mea (che con Fortini in quegli anni era entrato in contatto) affinché la cantasse. L’esecuzione del bra- no si sarebbe poi tenuta la sera del 4 novembre 1994 al teatro Franco Parenti di Milano in occasione di una commemorazione di Fortini e il cantautore sarebbe così diventato l’interprete deputato dell’Internazionale, incidendola nel disco Ho male all’orologio52 e continuando negli anni a portarla in concerto. Le quattro strofe e il ritornello della versione finale dell’Internazionale meriterebbero adesso note puntuali di commento53, per la loro densità di significato e per le profonde intersezioni con la poesia di Fortini e amata da Fortini che ne informano il dettato. Per la sola voce di str. 3, v. 2, «verità», servirebbe un capitolo a parte, data la sua importanza nell’opera dell’autore. In questa sede almeno si ritorni di passaggio sul nome di Brecht. I suoi Cori di controllo, che Fortini aveva tradotto nel 1959, affiorano a più riprese nell’Internazionale. Su tutti a spiccare è probabilmente il riscontro tra l’attacco di Fortini e il v. 17 del quarto movimento di Brecht: «Siamo noi la feccia del mondo».54 L’assunto, centrale in str. 3, v. 3 («Guarda in viso, tienili a memoria – chi ci uccise e chi mentì»), che la «lotta per il comunismo» comporti «durezza e odio per tutto quel che, dentro e fuori degli individui, si oppone alla gestione sovraindividuale delle esistenze»,55 inoltre riporta direttamente alla grande lirica di Una volta per sempre intitolata Traducendo Brecht: «odia | chi con dolcezza guida al niente | gli uomini e le donne che con te si accompagnano | e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici | scrivi anche il tuo nome» (vv. 14-18). Versi che ne evocano subito altri dello stesso libro che rappresentano il miglior compendio della speranza lontana ma in ogni momento attingibile cui l’Internazionale di Fortini dà voce, quelli della poesia Il comunismo: «sempre ero comunista [...] di questo mondo sempre volevo la fine. | Ma la mia fine anche» (vv. 15-18). E proprio alla fine di Fortini rinvia, un’altra volta con forte carica simbolica, l’ultima delle date che siglano l’Internazionale, il 1994. Il poeta gravemente malato lavora alla versione ne varietur di Sull’aria della «Internazionale» nelle setti- mane terminali della sua vita.56 Una circostanza che fa assumere inevitabilmente al componimento il valore di un testamento.57 Con l’Internazionale Fortini ci ha consegnato intatta la propria veduta di un mondo comunista. E nell’ultima delle Poesie inedite non possiamo non sentire risuonare il monito di quella che costituisce di fatto l’ultima delle poesie edite, la lirica conclusiva della sezione eponima di Composita solvantur, con il suo estremo grido: «Proteggete le nostre verità».58
Note * Sono molto grato a Luca Lenzini per i suoi preziosi consigli. Ringrazio Eleonora Bassi ed Elisabetta Nencini per la disponibilità con la quale mi hanno permesso di consultare i materiali dell’Archivio Franco Fortini di Siena. 1 M. De Filippis, Un’altra umanità, in «Il de Martino», 1995, 4, pp. 83-84. 2 F. Fortini, Poesie inedite, Torino, Einaudi, 1995, pp. 46-47. 3 Per l’opera in versi di Fortini si cita da F. Fortini, Tutte le poesie, a cura di L. Lenzini, Milano, Mondadori, 2014. 4 P.V. Mengaldo, Note, in F. Fortini, Poesie inedite, cit., p. 56. 5 Ibidem. 6 Cfr. in particolare C. Bermani, Fortini e il Nuovo Canzoniere Italiano, in «Il De Martino», 1995, 4, p. 40n. 7 Di séguito AFF. 8 C. Bermani, Fortini e il Nuovo Canzoniere Italiano, cit., pp. 38-39. 9 R. Luperini, La lotta mentale. Per un profilo di Franco Fortini, Roma, Editori Riuniti, 1986, p. 41. 10 Ivi, pp. 41-42. 11 Cfr. R. Luperini, La lotta mentale, cit., p. 41. 12 Lettera di L. Manconi a C. Bermani, in C. Bermani, Fortini e il Nuovo Canzoniere Italiano, cit., p. 37. 13 Canzoniere del proletariato, supplemento a «Lotta Continua», III, 1971, 5, Milano, Tipolito Macchi, 1971, p. 27. 14 Cfr. l’intervista Canzone e poesia, in F. Fortini, Un dialogo ininterrotto. Interviste 1952-1994, a cura di V. Abati, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 721. 15 Forse al «1972» inscritto in calce tra le altre date in luogo del «1971» nella versione edita da De Filippis. 16 Laddove Fortini avrà in mente e metterà in scena la consuetudine di alzare il pugno sinistro al suono dell’Internazionale. La sua si configurerà in definitiva come un’Internazionale ‘di secondo grado’, scritta, secondo quanto l’autore postula per i canti socialisti più noti nella presentazione a un disco del 1963, non fingendo che quel canto, quella musica fossero nati ieri (cfr. F. Fortini, Per un disco di canti socialisti, in «Il de Martino», 1995, 4, p. 41). 17 Corsivo nel testo. 18 Idem. 19 E. Pottier, Chants revolutionaries, préface de L. Descaves, Paris, Editions Sociales Internationales, 1937, p. 29. 20 Ibidem. 21 Cfr. L. Basso, Franco Fortini: «Il comunismo in cammino» come «capacità di riconoscersi nei passati e nei venturi», in Fortini ’17, Atti del convegno di studi di Padova (11-12 dicembre 2017, a cura di F. Grendene, F. Magro, G. Morbia- to, Macerata, Quodlibet, 2020, p. 276. Al contributo si rinvia per un inquadramento generale del comunismo di Fortini. F. Fanon, I dannati della terra, trad. it. di C. Cignetti, Torino, Ei- naudi, 1962, era stato antologizzato da Fortini tra le Profezie e realtà del nostro secolo, Bari, Laterza, 1965. 22 F. Fortini, I piccoli azionisti dell’imperialismo, in Id., Disobbe- dienze. I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul manifesto 1972- 1985, prefazione di R. Rossanda, Roma, manifestolibri, 1997, p. 28. 23 Ibidem. 25 F. Fortini, Traduzione e rifacimento, in Id., Saggi italiani, in Id., Saggi ed epigrammi, a cura e con un saggio introduttivo di L. Lenzini e uno scritto di R. Rossanda, Milano, Mondadori, «I Meridiani», 2003, p. 823. 26 Ivi, pp. 827-28. 31 Ma cfr. anche l’intervista Finis historiae, in F. Fortini, Un dia- logo ininterrotto, cit., p. 576: «È presente anche nel canto dell’Internazionale, la “futura umanità”. Questa “futura umanità” ha veramente molte delle caratteristiche dell’utopismo ottocentesco. È il maoismo che in un certo senso, anzi in un senso molto preciso, ha dato una correzione a questo; cioè Mao, proprio perché, probabilmente la sua non è una dialettica a tre stadi, ma una dialettica del sì e del no, dello yin e yang, non ha mai pensato vi sia un’abolizione della storia, che vi sia l’“uomo nuovo”, ma che vi saranno soltanto delle forme diverse di conflitto». 32 Per un regesto completo dei testi di canzoni scritti da For- tini cfr. Le canzoni di Fortini, in «Il de Martino», 1995, 4, pp. 23-24. Un’analisi del corpus è in G. Traina, A proposito delle poesie per musica di Fortini, cit., pp. 395-412. 33 Cfr. G. Traina, A proposito delle poesie per musica di Fortini, cit., p. 395. 34 Idem, p. 397. 35 Il testo di Patria mia si cita da F. Fortini, Canzoni, in «Il de Martino», 1995, 4, p. 27. 36 Una diade tradizionale che di fatto si ritrovava anche al primo emistichio di str. 1, v. 4: «In chiesa e a scuola la morale» nella stesura dell’Internazionale tramandata dal dattiloscritto. 37 F. Fortini, Canzone della Marcia della Pace, in Id., Canzoni, ncit., pp. 32-33. 38 Cfr. C. Bermani, Fortini e il Nuovo Canzoniere Italiano, cit., pp. 34-40. 39 Maria Monti. Le canzoni del «no», Milano, I Dischi del Sole, storia. Fortini tenne sempre presente l’assoluta crucialità dell’“assalto al cielo” del 1917». 40 Fortini nel 1985 aveva acquistato un Macintosh 128 k e suc- cessivamente una stampante laser. La sua infatuazione per la videoscrittura è ricordata da L. Lenzini, Don’t Save! Fortini un Mac e le ultime cose, «L’Ulisse», 19, pp. 97-100. 41 La variante è testimoniata da C. Bermani, Fortini e il Nuovo Canzoniere Italiano, in «Il De Martino», 1995, 4, p. 40n. Corsi- vo nel testo. 42 Corsivo nel testo. 43 G. Traina, A proposito delle poesie per musica di Fortini, cit., pp. 408-09. 44 Cfr. in merito L. Basso, Franco Fortini: «Il comunismo in cammino», cit., p. 275: «Se durante la guerra fredda Fortini aveva mantenuto una netta distanza dal Pci, dopo la caduta del muro non approdò mai a un anticomunismo, a differenza di numerosi dirigenti dell’ex-Pci che, dopo aver difeso la repressione sovietica nel 1956 e nel 1968, si prestarono alacre- mente a operare una damnatio memoriae della loro stessa storia. Fortini tenne sempre presente l’assoluta crucialità dell’“assalto al cielo” del 1917». 50 M. De Filippis, Un’altra umanità, cit., p. 83. 58 Corsivo nel testo
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