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“Asoma la luz del día”: la Spagna e l’alba spezzata dell’epopea comunista (1921-1939)
Di Arianna Fiore
La sezione spagnola del PC nasce il 14 novembre 1921. Con la dittatura di Primo de Rivera (1923- 1930) entra nell’illegalità, riducendosi ulteriormente il già esiguo radicamento nel territorio. Il trionfo della rivoluzione bolscevica, salutato con entusiasmo, nel 1919, da Antonio Machado,
¡el hombrecillo que fuma y piensa, y ríe al pensar: cayeron las altas torres; en un basurero están la corona de Guillermo, la testa de Nicolás!¹
l’ometto che fuma e pensa, e ride pensando: sono cadute le alte torri; e nella spazzatura sono finite la corona di Guglielmo, la testa di Nicola!
doveva aspettare gli ultimi sgoccioli del periodo dittatoriale prima di riflettersi nella poesia. Verso il 1929 Emilio Prados – che aveva conosciuto il marxismo nel 1922, in Germania – inizia a comporre le liriche che confluiranno in una delle prime raccolte di denuncia, Calendario incompleto del pan y del pes- cado (1933-1934), che l’autore recitava a pescatori e operai:
La luna su hoz sobre la arena clava. Como un martillo en el pecho pide el corazón venganza².
La luna la sua falce nella sabbia inchioda. Come un martello nel petto chiede il cuore vendetta.
Se a Prados va il merito di essere “el primer poeta que, en español, escribe poesía comprometida desde el marxismo”³, a Rafael Alberti spetta il primato della pubblicazione, con la cruda e disperata Elegía cívica del 1° gennaio 1930. Come lui stesso ricordò, a parti- re da quel momento la poesia “subversiva, de conmo- ción individual [...] ya anunciaba turbiamente mi futuro camino”4.
Un fattore esogeno contribuisce a scuotere le co-scienze dei poeti: tra la primavera e l’estate del 1930 il peruviano César Vallejo frequenta Lorca, Unamuno, Alberti, Bergamín e Diego e l’anno dopo pubblica la raccolta di saggi Rusia en 1931. Non sarà l’unico po- eta americano a influenzare i giovani spagnoli. Alberti ricordava che in una piovosa notte d’inverno del 1930
un libro, un raro manuscrito vino a dar a mis manos. [...] El título: Residencia en la tierra. El autor: Pablo Neruda, un poeta chileno apenas conocido entre nosotros. [...] Paseé el libro por todo Madrid. No hubo tertulia literaria que no lo conociera, adhirién- dose ya a mi entusiasmo José Herrera Petere, Artu- ro Serrano Plaja, Luis Felipe Vivanco y otros jóvenes escritores nacientes 5.
La proclamazione della Repubblica, nel 1931, coinvolse la Spagna in una riflessione che dalla Russia si stava propagando nell’intera Europa: che relazione doveva sussistere tra cultura e masse, tra letteratura e politica? E quale ruolo doveva avere l’artista nella società? Nel 1931 i poeti si sentirono chiamati a far parte del progetto di democratizzazione della cultura. Prados, e soprattutto Alberti, avevano segnato la strada, presto seguita da tutta la Generación del 27: abbandonano la linea della purezza degli esordi – poesia come diletto estetico libero da contaminazioni sociali e politiche, difesa allo stremo da Juan Ramón Jiménez – per abbracciare una poesia dapprima comprometida, sociale e impura, e poi sempre più militante, rivoluzio- naria e politica. Dámaso Alonso disse che, ad un certo punto, nella Generación del 27 aveva fatto irruzione la vita6. I poeti lasciarono la torre d’avorio e scesero in strada (come un Poeta en la calle si presenterà Alberti e Andando, andando por el mundo è il titolo di una raccolta poetica di Prados). L’esercizio poetico “empieza a obedecer a una necesidad, a servir, a ser útil”7. In questo periodo il PCE iniziò ad assumere la forma di un partito di massa: gli 800 iscritti del 1931 e le tre migliaia del 1933, l’anno dopo arrivarono a essere 20.2238.Questo esponenziale aumento riflette un’or- ganizzazione sempre più capillare anche tra gli intellet- tuali, tra i quali Alberti si assume il ruolo di propagatore dell’ideale comunista: nel 1932 partecipò ad Amster- dam al Congresso mondiale contro la guerra imperiali- sta, poi visitò Berlino e conobbe l’Unione Sovietica. Al 1933 risalgono le raccolte Consignas (Madrid, Ediciones Octubre), accompagnata dall’inequivocabile frase di Lenin “La literatura debe ser una literatura de partido”, e Un fantasma recorre Europa:
Que su voz no la oigan los obreros, que su silbido no penetre en las fábricas, que no divisen su hoz alzada los hombres de los campos. ¡Detenedle!9
Che non sentano la sua voce gli operai, che il suo fischio non penetri nelle fabbriche, che non scorgano la sua falce alzata gli uomini dei campi. Fermatelo!
Il 1° maggio 1933 diresse il numero 0 di Octubre. Escritores y artistas revolucionarios, organo ufficiale dell’Unión de escritores y artistas revolucionarios. Il sot- totitolo specificava: “Octubre está contra la guerra impe- rialista, por la defensa de la Unión Soviética, contra el fa- scismo, con el proletariado”; anche se chiuse nel 1934, la rivista marcò un solco importante tra gli intellettuali.
Le tensioni crescenti (la svolta a destra del bienio negro, i totalitarismi di Hitler e Mussolini) spinsero i comunisti spagnoli a organizzarsi, per combattere politicamente e artisticamente: nel 1934 Alberti rap- presentò a Mosca l’Associazione degli scrittori e arti- sti rivoluzionari nel primo congresso dell’Unione degli Scrittori Sovietici, dove presentò i romanzieri e poe- ti spagnoli “iniciadores de una literatura de carácter social, prácticamente sin precedentes en nuestra patria”10. Dopo la repressione della rivoluzione delle Asturie, nell’ottobre del 1934, la Spagna partecipò al I Congresso internazionale di scrittori per la difesa della cultura, rappresentata da Álvarez del Vayo, Pablo Neruda e Arturo Serrano Plaja.
Le elezioni del febbraio del 1936, con la vittoria del Fronte Popolare, e il golpe del luglio, accentuarono il coinvolgimento sociale e politico degli intellettuali: “Hubo un momento, al desencadenarse la catástrofe, en que el intelectual cesó de serlo, para ser hombre”, scrisse nel 1937 María Zambrano11. Anche la poesia cambiò, come urlò Neruda, sempre nel 1937:
Preguntaréis ¿por qué su poesía no nos habla del sueño, de las hojas, de los grandes volcanes de su país natal? ¡Venid a ver la sangre por las calles, venid a ver la sangre por las calles, venid a ver la sangre por las calles! (Explico algunas cosas, España en el corazón)
Domanderete, perché la sua poesia non ci parla del sogno, delle foglie, dei grandi vulcani del suo paese natale? Venite a vedere il sangue per le strade, venite a vedere il sangue per le strade, venite a vedere il sangue per le strade!
Il PCE interpretò il contesto bellico come una guerra antifascista e assunse subito una posizione centrale nella difesa della Repubblica; i militanti crebbero espo- nenzialmente: i 50.000 iscritti del luglio del 1936 nel dicembre del ‘37 arrivarono a 300.000, terza forza per numero di iscritti dopo la UGT e la CNT. Durante la guerra il consenso – sincero, puro, spassionato – di cui godette il PCE tra la base e gli intellettuali, al di là di ogni tesseramento, fu enorme. Antonio Machado, che non era né comunista né marxista, disse:
[...] el Partido Comunista español [...] es una cre- ación españolísima, un crisol de las virtudes popu- lares, entre las cuales figura nuestro don de univer- salidad y nuestra capacidad de amor más allá de nuestras fronteras. Nada tan español, nada tan po- pular [...], nada tan sinceramente nuestro como esa honda simpatía, como ese amor fraterno que siente hoy España, la España auténtica, por el pueblo ruso y por los hombres de otros pueblos, que han venido a verter su sangre por una causa humana, generosa y desinteresadamente, al lado nuestro12.
La stampa prodotta in questi tre anni, diretta al fronte o tra la gente comune, militare o di retroguardia, politica (di partito o sindacato), di ogni zona di Spa- gna, dedicò uno spazio enorme alla poesia. Riviste, libri, volantini e manifesti si inondarono di versi. L’area comunista cantò i suoi eroi – Líster, el Campesino, il comandante Carlos, Stalin, la Pasionaria,
Vasca de generosos yacimientos: encina, piedra, vida, hierba noble, naciste para dar dirección a los vientos, naciste para ser esposa de algún roble13.
Basca di generosi giacimenti: quercia, pietra, vita, erba nobile, nascesti per dare una direzione ai venti, nascesti per essere sposa di un rovere!
il Quinto Reggimento, l’Urss, le Brigate Internazionali,
De este país, del otro, del grande, del pequeño, del que apenas si al mapa da un color desvaído, con las mismas raíces que tiene un mismo sueño, sencillamente anónimos y hablando habéis venido14.
Da questo paese, dall’altro, da quello grande, dal piccolo, da quello che appena dà alla cartina un colore sbiadito, con le stesse radici che ha uno stesso sogno, semplicemente anonimi e parlando siete venuti.
le battaglie e l’eroica resistenza di Madrid:
¡Madrid, Madrid! ¡Qué bien tu nombre suena, rompeolas de todas las Españas! La tierra se desgarra, el cielo truena, tú sonríes con plomo en las entrañas15.
Madrid, Madrid! Come risuona il tuo nome, frangiflutti di tutte le Spagne! La terra si sgretola, il cielo rituona, tu sorridi con il piombo nelle viscere.
I simboli del PC – falce e martello, pugno chiuso e braccio piegato, stella e bandiera rossa, il maggio, il sole che sorge – si disseminarono tra i versi:
No se ven las amapolas en su mano rojear; el rojo ahora lo llevan de estandarte, de ideal, con una hoz y un martillo, símbolos de libertad. Mira las Milicias, madre: cantan la Internacional16.
Non si vedono i papaveri nella sua mano arrossire; il rosso ora lo portano come stendardo, ideale, con una falce e un martello, simboli di libertà.
Guarda le Milizie, madre: cantano l’Internazionale.
Asoma la luz del día enfrente de Guadarrama, ensangrentando de albores las luces de la esperanza17.
S’affaccia la luce del giorno di fronte al Guadarrama, insanguinando di albe le luci della speranza.
Lo scoppio della rivoluzione spagnola interessò an- che il nuovo concetto di poeta, facendo cadere ogni tipo di barriera tra categorie prima ben determinate, come lo erano state i poetas de oficio e la massa. Pochi giorni dopo il sollevamento, la sezione letteraria dell’AIA chiese ai suoi lettori – senza nessun distinguo – di mandare romances sull’epopea di quei tragici gior- ni, che sarebbero stati pubblicati ogni settimana nelle due pagine centrali de «El Mono Azul», l’organo ufficia- le del Fronte Popolare: “La Sección de Literatura de la
Alianza inaugura en este número el Romancero de la guerra civil. Se pide a todos los poetas antifascistas de España, anónimos y conocidos, que nos envíen inme- diatamente su colaboración”18. Il 30 novembre 1936 uscì alle stampe il primo Romancero de la guerra civil, “reflejo fiel de tu epopeya sin ejemplo y también del en- tusiasmo que los poetas han sabido poner al narrarla y cantarla en las ocho sílabas simples, puras, tradi- cionales, de nuestro romance popular”19. Pare che si scrissero in poco tempo più di quindicimila romances, firmati da almeno cinque migliaia di autori.
In questo momento di spontaneità il romance rap-presentò il punto di comunione tra poeti e pueblo: era lo schema metrico più identificabile con la tradizione po- polare, parte del patrimonio culturale collettivo, lo stru- mento perfetto per narrare l’epopea a cui tutti stavano prendendo parte. E se la guerra rese l’intellettuale un militante – alcuni imbracciarono il fucile, molti si impe- gnarono nella propaganda, leggendo le loro poesie al campo di battaglia, negli ospedali, nelle caserme, nelle sedi dei sindacati, per radio – la cultura divenne uno strumento del popolo, non solo per il popolo. L’esten- sione democratica del diritto di far poesia fu una delle più significative conquiste della rivoluzione spagnola:
El pueblo y el poeta se han identificado en el roman- cero presente, dando lugar a la más profunda rela- ción. Se trata no del poeta por un lado y del pueblo por otro, sino poeta y pueblo en comunión andando el camino del albedrío par a par. Y de ahí es hoy el po- eta, poeta del pueblo; y el pueblo, pueblo del poeta20.
Pochi mesi dopo l’inizio della guerra Stalin intuì l’impor- tanza strategica di un coinvolgimento maggiore, e a metà ottobre del 1936 iniziò l’invio delle Brigate Internazionali e di armi. In cambio pretese la controrivoluzione, non rite- nendo adeguate le circostanze storiche della rivoluzione in corso: voleva dire scioglimento delle collettivizzazioni e delle milizie, creazione di un esercito regolare, con disci- plina ferrea, gerarchia militare e commissari politici, arrivo di Togliatti (Ercole Ercoli), Vidali (il comandante Carlos), Codovilla, Duclos, Gerö, Stepanov, Kol’cov e Orlov, arresto e depurazione dei membri del POUM con l’accusa di fascismo, inizio delle purghe sul modello sovietico.
Parallelamente alle vicende politiche, anche la cul- tura subì un cambiamento: dopo il primo momento di spontaneità ed effervescenza rivoluzionaria, in cui gli intellettuali avevano sentito la necessità di mischiarsi col popolo, con il prolungarsi della guerra si assistette a un ripensamento del loro ruolo. Sussisteva in loro la consapevolezza della priorità della lotta antifascista, ma au-dessus de la mêlée, non più au dedans. «El Mono Azul», che aveva convogliato le spontanee energie poetiche nelle pagine dedicate al Romancero, nel maggio del 1937 concluse la sua prima epoca. Quando riaprì, il mese dopo (n. 18), erano sparite le pagine del Romancero²¹, e il romance, “cauce de expresión preferido del pueblo en armas”, tornò a diventare strumento di “quien sintió la necesidad de apropiárselo, asegurando así su continuidad, cuando los poetas cultos [...] se aparta- ron del género al comprender que de ninguna manera, bajo ningún pretexto, debían renunciar a las exigencias literarias derivadas de su condición”²². Nel gennaio del 1937 i principali poeti dell’epoca si raccolsero in «Hora de España», un mensile di eccelsa qualità letteraria, fon- dato, oltre che da Sánchez Barbudo, anche da Juan Gil-Albert, Rafael Dieste e Ramón Gaya. Nel giugno del 1937 quest’ultimo scrisse a Gil-Albert:
Creo peligrosísima cualquier mezcla, y, más que cual- quier otra, la de arte y política. Ya sé que no se debe ser apolítico – y hoy en España sería casi tan absurdo como ser neutral –, pero es que así como me parece dañino, inadmisible que el artista dejase contaminar de sentido político su obra... el artista, no nos en- gañemos, hasta el más consciente, es instintivo23.
Tre mesi dopo, sottolineò, con piglio deciso: “Lo he dicho otras veces. Para que un artista esté con el pue- blo y trabaje por la causa popular no es imprescindible que el pueblo entienda o guste su obra”24.
Il peso sempre maggiore assunto dai comunisti nella gestione del conflitto, l’ingerenza sovietica e gli scontri del 1937 fecero tradurre in chiave politica an- che questa nuova fase della cultura: dalle pagine di «CNT» gli anarchici scagliarono una campagna contro i poeti di «Hora de España», soprattutto quelli vicini al PCE, e in primis Alberti, ottimo poeta ma accusato di essere poeta della retroguardia, ben lontano dal fronte e dal popolo, e per di più borghese e fedele all’Urss.
Alberti se fue de España, no sé cuándo volverá. Si la mi do re la mi do, si la sol mi re do fa.
A Rusia se fue el poeta. [...] No se acercó a una trinchera, sino cien leguas atrás. Cuando andaba por Toledo, él andaba por acá. [...]
Ya no beberá montilla; Solo vodka beberá. Vete pronto, mala Guerra y déjale retornar,
ya verás con qué bravura la Victoria cantará25.
Alberti se ne è andato dalla Spagna, chissà quando tornerà. Si la mi do re la mi do, si la sol mi re do fa.
In Russia se ne è andato il poeta.
Non si è avvicinato a una trincera, ben distante a cento leghe. Quando tutto era a Toledo, lui se ne stava da queste parti.
Non berrà più la montilla; solo la vodka berrà. Vattene presto, brutta guerra e lascialo tornare,
vedrai con che bravura la Vittoria canterà.
Secondo gli anarchici, questi poeti riproponevano una concezione dell’arte tradizionale, convenzionale e borghese e, così facendo, recuperavano una posizione elitaria, tornando a investire la missione paternalista e classista a cui avevano rinunciato a inizio conflitto. Anni dopo, Juan Ramón Jiménez ritornò sulle contrad- dizioni della lotta di classe degli intellettuali sollevate da «CNT», ma con un distinguo:
La guerra internacional peleada en España entre 1936 y 1939 acreció la expresión del romance y pudo ha- ber sido una gran ocasión de revivir el Romancero, pero los poetas no tenían convencimiento de lo que decían. Eran señoritos, imitadores de guerrilleros, y paseaban sus rifles y sus pistolas de juguete por Ma- drid, vestidos con monos azules muy planchados. El único poeta, joven entonces, que peleó y escribió en el campo y en la cárcel, fue Miguel Hernández.26
Oggi sarebbe ingiusto interpretare il ripiegamento dell’arte in chiave antirivoluzionaria: forse, esaurita la spontaneità poetica della prima fase, caratterizzata da una relazione dialettica tra popolo e artista, i poeti sentirono la necessità di recuperare l’autonomia del gesto artistico, aldilà di ogni dogma, e di liberarsi da uno schema ormai ripetitivo che aveva esaurito la sua fase più vitale. Andando in direzione contraria rispetto a quanto ritenevano gli anarchici, forse i poeti avevano intuito la drammatica fine che stava prendendo la loro guerra, e provarono a rifugiarsi nell’arte, unico e ultimo spazio di libertà che gli era rimasto.
Note
- Antonio Machado, Poesías completas, Madrid, Espasa Calpe 1988, p. 643.
- Emilio Prados, Enero en el mar, in Poesías completas, Ma- drid, Visor Libros 1999, t. I, p. 418.
- Antonio García Velasco, La poesía de Emilio Prados en los años 1933-34, «Isla de Arriarán» 9 (1997) p. 243.
- Rafael Alberti, La arboleda perdida, Madrid, Alianza 1998, t. I, p. 321.
- Ivi, p. 324.
- Dámaso Alonso, Poetas españoles contemporáneos, Madrid, Gredos 1965, p. 175.
- Rafael Alberti, Destierro infinito de Arturo Serrano Plaja, «El Sol» 19.06.1936, p. 2.
- Thomas Hugh, Storia della guerra civile spagnola, Torino, Einaudi 1961, p. 72.
- Rafael Alberti, Un fantasma recorre Europa, in Poesía, ed.Robert Marrast, Barcelona, Seix Barral 2003, t. II, p. 93.
- «Commune», 13-14 (sept.-oct. de 1934), pp. 80-2.
- María Zambrano, Los intelectuales en el drama de España,Santiago de Chile, Editorial Panorama 1937, p. 38.
- Antonio Machado, El Quinto Regimiento del 19 de julio, in Prosas completas, Madrid, Espasa Calpe 1988, p. 2264.
- Miguel Hernández, Pasionaria, Viento del pueblo, ed. Juan Cano, Madrid, Cátedra 1992, p. 124.
- Rafael Alberti, A las Brigadas Internacionales, Poetas en la España leal, Madrid-Valencia, Ediciones Españolas 1937, p. 25.
- Antonio Machado, S. LXX, in Poesías completas, cit., p. 833.
- Félix V. Ramos, Mira las milicias, madre..., Romancero de la guerra civil, ed. Francisco Caudet, Madrid, Ediciones de la Torre 1978, p. 134.
- José Bergamín, Romance del mulo Mola, «El Mono Azul» (27.08.1936), p. 4.
- «El Mono Azul» 1 (27.08.1936).
- Romancero de la Guerra civil, ed. Gonzalo Santonja, Madrid Visor 1984, p. 5.
- Lorenzo Varela, El romancero de la guerra civil, «El Mon Azul» 5 (24.09.1936)
- Romancero de la guerra civil, ed. Francisco Caudet, cit., p. 20.
- Romancero de la Guerra civil, ed. Gonzalo Santonja, cit., p. xi.
- Serge Salaün, La poesía de la guerra de España, Madrid Castalia 1985, p. 364.
- Ramón Gaya, España, toreadores, Picasso, «Hora de España» 10 (octubre de 1937)
- Antonio Agraz, ¡Ay, que se van los poetas!, «CNT» 558 (3.03.1937).
- Juan Ramón Jiménez, Prosas críticas, Madrid, Taurus 1981, p. 284.
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