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« indietro In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII, p. 132.
Nuovi misteri è un libro che indaga le possibilità del segno: Raimondo Iemma compone bozzetti di vita urbana, senza titolo, senza divisione per sezioni, in cui si fanno protagoniste attive le relazioni tra sotto- e sovramondo, suggerendo l’esistenza di un’ulteriore piano di verità rispetto all’unico accessibile («Se dicessi che questi minuti sono passati / direi una cosa oggettiva, tuttavia falsa», p. 37). Una galleria di schizzi e situazioni da ermeneutica del sospetto, ispirate dal versante più paranoico della post-verità contemporanea, e edificata attraverso alcune isotopie precise: la dimensione urbana e turbocapitalistica d’alta sorveglianza («Interruppero le trasmissioni. […] La circolazione radiale / sulle prime non sembrò diminuire / ma già dalla sera i soli veicoli in transito / recavano targhe militari o diplomatiche», p. 8); il lessico concentrazionario e militare (slogan, sospetto, colpevole, presagio, caserma, testimoniare, allarme, sirena); il dispositivo metapoetico e metalinguistico. Oscurando le cause o le ragioni di accadimenti posti come irrelati rispetto alle circostanze, Nuovi misteri compone un quadro di azioni, gesti, segni di cifra psicotica, apparentemente indipendenti gli uni dagli altri, insinuando il sospetto nel lettore che pure esista una connessione sotterranea impenetrabile. Una tale successione opacizzata di eventi può portare a conseguenze che, anche molto lontane dall’oggetto descritto di partenza, risultano sinistramente derivative. Succede allora spesso che, dal quadro generale di partenza, la narrazione o la descrizione virino, nell’explicit, verso un dettaglio, un cambio immediato di scenario o di oggetto. Per quanto il macrocosmo sia fuori fuoco, lo zoom finale consente l’unica nitidezza possibile, quella sul dettaglio divergente – e per questo tanto più inquietante. («Osserva da un camminamento la spiaggia / e dipinge la marina coi bagnanti. / Qui, dice, la scorsa estate / una donna si è tolta la vita. / L’ambulanza al crepuscolo / ha lasciato due strisce lunghe sulla sabbia. / La spiaggia non è stata sgomberata / per intero, e da più in alto / dalle case sul lungomare / non si sarebbe indovinato il fatto. / Un motorino passa e deposita uno scoppio», p. 14). La stessa dinamica può proporsi pure all’interno di una narrazione onirica: il racconto di un sogno in cui l’arrestato, kafkianamente, non riesca a difendersi nel corso dell’interrogatorio, e pure si soffermi a considerare, in chiusura, la tristezza dell’uomo in divisa inquisente (p. 11). Uno dei meccanismi con cui Iemma accompagna il delirio ermeneutico è quello noto, negli ultimi sessant’anni, della metapoesia e del metalinguaggio. Si potrebbe riassumere attraverso il bisticcio metatetico rilevazione-rivelazione: quanto più lo zoom si sofferma a rilevare il dettaglio, tanto più il dato sotto analisi rivela le sue forme private di un messaggio univoco e pacificato. Del resto, la poesia che apre il libro recita questi versi: «La poesia comincia / con uno zoom precipitoso / dalla guglia di una chiesa isolata / all’insegna di una grande catena. / Inquadra un gruppo di lettere luminose, / espone il segno per celare il messaggio» (p. 7). L’esposizione del segno per deflettere l’esistenza del messaggio, appunto. E quale messaggio, poi? I significati sono ben oltre una poesia che si ripiega su se stessa e si osservi allo specchio, facendosi soggetto («La poesia legge nel pensiero di un passante», p. 7), o assistendo allo sdoppiamento del soggetto che si cerca dentro un video («mentre parla, guardo se mi vedo passare», p. 13), o nella serialità dei testi che versificano la trama di «un certo romanzo» (per esempio, «In un certo romanzo, un uomo / succube del proprio datore di lavoro / comincia in segreto a ricattarlo», p. 22; «In un certo romanzo, un uomo / parte per il servizio militare», p. 58; «In un certo romanzo, un uomo / è vittima di un complicato raggiro», p. 73). La rete di segni e indizi intessuta nel libro si propone di comporre un presagio o una profezia segreta, inintelligibile. Uno degli strumenti stilistici più evidenti in questo senso è l’uso insistito dei verbi al futuro, spesso in posizione forte, in chiusura di testo: «Tutte queste parole non saranno mai esatte» (p. 16); «Che si sappia: i nostri misteri / non verranno rilevati» (p. 18); «Per questo ogni agguato della specie / rimarrà in se stesso impunito» (p. 20); «Il cielo comprerà il popolo / addensando su sé sudicie nubi» (p. 60). L’attenzione al simbolo e il cortocircuito semantico (si pensi alla sirena, che è sia allarme che «canto struggente per un’amata», p. 27) passa tuttavia attraverso un linguaggio piano e uno stile semplice, senza marche novecentesche esposte, con largo ricorso alla narrazione (anche in prosa) che sottrae respiro a certa retorica epifanica. L’esordio di Iemma risale al 2019, con l’antologizzazione di La settimana bianca (con introduzione di Nadia Agustoni) sul XIV Quaderno di poesia contemporanea (Marcos y Marcos) curato da Franco Buffoni, lo stesso curatore della collana Lyra giovani che accoglie Nuovi misteri. Il catalogo di Lyra giovani continua a sfaccettarsi in modo sorprendente, mettendo in discussione una linea editoriale netta, eppure ospitando alcune delle prove d’esordio più valide degli ultimi anni (si pensa a Omonimia (2018) di Jacopo Ramonda e a Suite Etnapolis (2019) di Antonio Lanza). (Francesca Santucci) ¬ top of page |
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