Home-page - Numeri
Presentazione
Sezioni bibliografiche
Comitato scientifico
Contatti e indirizzi
Dépliant e cedola acquisti
Links
20 anni di Semicerchio. Indice 1-34
Norme redazionali e Codice Etico
The Journal
Bibliographical Sections
Advisory Board
Contacts & Address
Saggi e testi online
Poesia angloafricana
Poesia angloindiana
Poesia americana (USA)
Poesia araba
Poesia australiana
Poesia brasiliana
Poesia ceca
Poesia cinese
Poesia classica e medievale
Poesia coreana
Poesia finlandese
Poesia francese
Poesia giapponese
Poesia greca
Poesia inglese
Poesia inglese postcoloniale
Poesia iraniana
Poesia ispano-americana
Poesia italiana
Poesia lituana
Poesia macedone
Poesia portoghese
Poesia russa
Poesia serbo-croata
Poesia olandese
Poesia slovena
Poesia spagnola
Poesia tedesca
Poesia ungherese
Poesia in musica (Canzoni)
Comparatistica & Strumenti
Altre aree linguistiche
Visits since 10 July '98

« indietro

In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII, pp. 130-131.

 

 

 

GABRIELE FRASCA,

 

Lettere a Valentinov, Roma,

Luca Sossella Editore, 2022,

pp. 165, € 14,00.

 

Nel 2018 esce per Mondadori una nuova edizione della Storia della rivoluzione russa di Lev Trockij (traduzione italiana di Livio Maitan), di cui Gabriele Frasca ha scritto la prefazione. Ed è proprio tra queste pagine che Frasca e i suoi lettori vengono a conoscenza dell’esistenza di un giovane bolscevico vicino a Lenin, Nikolai Valentinov, «autore di un saggio (Meditazione sulle Masse) che per primo [aveva] tenta[to] di spiegare che cosa fosse andato storto nella Rivoluzione». «La lettera in questione», prosegue Frasca, «è un esemplare meditazione sul funzionamento del demi-monde burocratico alla base non solo dei sistemi totalitari ma di ogni consorteria che si spartisca, occultandola, la casella vuota del potere» (p. 46).

Entriamo, con Frasca e Valentinov, in un altro mondo, lirico, prosaico e storico, che metastoricamente, afferma l’A., «non è detto che non sia una traccia anche per capire quello che ci sta succedendo» (prima, durante e dopo la pandemia: «Nessuna pandemia si può sconfiggere | all’interno di un singolo paese», 14 novembre 1974, p. 309). Come sempre, poi, con Frasca, le etichette formali, anche quelle più consone di poesia, romanzo e saggio risultano essere deboli, o quantomeno non sufficienti per affrontare tanto le essenze (le idee) quanto gli accidenti (gli oggetti) – insomma: l’anima e le forme, per dirla con Lukács – della sua opera; ed entrare nelle Lettere a Valentinov significa fare un esercizio di sospensione delle forme e dell’orizzonte d’attesa (rispetto ai suoi coetanei – si pensi, per esempio, ai moduli lirici, caproniani, dell’ultimo libro einaudiano di Enrico Testa, L’erba di nessuno, del 2023) e aderire alla visione del mondo del suo A. (già avvertibile, del resto, nel ‘romanzo’ Dai cancelli d’acciaio, uscito sempre per Sossella, nel 2011, che costituisce l’antecedente formale e ideologico più vicino alle Lettere a Valentinov).

Il tutto, si diceva, è inserito all’interno di una temporalità, o cornice, metastorica (una lettera arriva dal futuro, dal 12 ottobre 2027 – «una meditazione sul ’77, coinvolgente vari eventi, privati e non, che si svolsero quell’anno»): la lettera che apre il libro, datata 20 agosto 1997, «non è una vera e propria lettera: tutt’al più un biglietto che contiene una dedica» (p. 44), e che rimanda alla «morte di Vittorio Russo, appassionato filologo dantesco e sincero trockijsta. Le lettere sono dedicate alla sua memoria» (p. 45), così scrive l’A. nelle preziose, e fondamentali, Note che si trovano, formalmente, dentro il testo (pp. 44-55), poste alle soglie della prima sezione ‘lirica’ – che consta di due sonetti – del libro (L’inquieta freccia (45 giri), pp. 59-60). Seguono, poi, una prosa lirica (Richiami, pp. 63-71), nove testi in versi dedicati alla Quarantena (che si estende dal 2012 al 2022, pp. 75-102), due prose nominalmente boccacciane (o boccaccesche, Lauretta e Fiammetta, pp. 105-108, pp. 109-112), le poesie visive agli sgoccioli (pp. 115-128, che altro non sono che una proposizione dichiarativa, «perché / c’eravamo / spersi / nemmeno» che attraversa con quattro versi/parole/verbi/congiunzioni sparsi per pagina l’intera sezione, fino alla morte dell’io, «sto morando», p. 128), la prosa di Baco da sé (pp. 131- 135), l’esperienza traduttiva dei sonetti shakesperiani (tre dei quali sono ripresi dai Versi rispersi di Lame (42, 49, 90), con l’aggiunta di 9, 31, 71, 129, 138, 155) nella sezione 8 sonetti da Shakespeare (pp. 139-156), le porse Prossime postume, un testo, Compagni chiarezza, che viene riportato direttamente nell’indice del libro (pp. 163-164), e un distico, posto fuori dall’indice, schiuso l’occhio dillo / addio (p. 165).

Si tratta di un libro, o meglio, di un esperimento estremamente genettiano, che gioca con la paratestualità, la dimensione della soglia, del palinsesto, con la diffusione ipertestuale di una soggettività lirica che vuole fuoriuscire dai confini della poesia per accedere, ancora, metastoricamente, a una condizione collettiva dell’io, dove il soggetto possa collocarsi pluralmente di fronte alla storia per provare a riscriverla, o quantomeno per sentirsi di nuovo parte di un ciclo storico che è, ex post, destinato a fallire:

 «Come sempre addestrati contro il popolo

Ebbene se affogassero nel fluido

Delle masse infuriate allora eccetera

Assolti dietro i freghi del censore

Nel controluce della raschiatura

Non l’armi stringerebbero piuttosto

la mano che li salva dagl’inermi» (pp. 16-164).

 

Ma si può dire, allora, addio, come vuole Frasca, appropriarsi di Beckett e diventare Beckett stesso (una beckettiana mirlitonnade), traducendo per l’appunto, in chiusura di libro, l’epigrafe di Agli sgoccioli, «lid eye bid / byebye»?

L’autore, in realtà, sembra già affrancarsi da sé nella copertina, dato la G e F diventano visivamente una falce e un martello; e lo stesso accade anche nel testo, dato che Frasca diventa critico, editore e interprete di sé stesso, soffocando la G e la F, la falce e il martello, Gabriele e Frasca, in questa commistione irrelata dell’io e del sé («me lo sono meritato questo sottile ordito che mi strangola e tanto vale che concluda l’opera infilandomi ancora più nel cappio», p. 153). Insomma, per riprendere i versi dell’io: «dove m’hanno condotto le vecchie parole»? (p. 76). L’interrogativo è nostro, e non di Frasca (la Quarantena del 2012 si conclude con un punto fermo, p. 76), e la domanda rimane aperta, anche quando le parole sono nuove, come è nuova la dichiarativa degli Sgoccioli che porta a una morte continuata e continuativa dell’io, o all’aporia delle sue prose («Se almeno per un niente per davvero si potesse ripetere andare via», p. 65).

Appunto: where to? La poesia, da intendersi in questo senso come una Dichtung priva però di ogni sopravalore romantico (una sorta di poiesis aristotelica, senza tragedia), come il suo creatore, non si capacita di «aver trascorso / la vita a sciogliere ogni sutura che allaccia / per ritrovarmi soggiogato ancora / e sempre con lo stesso morso / a ciò che nemmeno pensavo avesse peso, / dove una parte di me già dimora / fra quelle braccia che m’attesero ripreso» (p. 90).

Indovinate, (si) chiede Frasca in chiusura di Lauretta, osservando, attraverso i suoi occhi di «bambino», «le automobili in cerca di un passaggio verso il cielo», in Fiammetta. Forma ed episteme tendono a costruire un discorso profondamente lirico, discorsivo, mutilo e aperto, che desidera, o semplicemente riconosce di «soffocare con il mondo stesso cui ho donato luce perché persino il sole e le altre stesse sono cieca energia senza lo sguardo con cui la vita ha lacerato il buio e l’altro che sprofonda senza senso nell’oscuro sublime della carne per ritrovarvi quello che non c’è eppure si squaderna ad inghiottirci» (pp. 131-132). Il mondo, privo di simboli, illusioni e sogni, si mostra nel «vuoto» che attraversa «l’istante in cui si configura il singolo cervello che lo intende / a modo suo», e proprio per questo «non racconta storie la storia ma intercetta l’onda sommessa del continuo mormorio di fondo che agita la superficie» (p. 159); ed è qui che l’io e il sé tornano a essere liberi, laddove la storia può, finalmente, «schiu[dere] l’occhio» e dirsi «addio» (p. 165).

(Alberto Comparini)


¬ top of page


Iniziative
26 febbraio 2026
Dossier Poesia di Gaza, ed. S. Sibilio

6 febbraio 2026
Call per numeri di riviste letterarie e convegni

1 febbraio 2026
Addio all'artista Nick Kraczyna

11 gennaio 2026
Addio a Giancarlo Cauteruccio

11 dicembre 2025
Convegno Compalit, Pisa 11-13/12/25: Filtri. La forma come mediazione e come conflitto

5 dicembre 2025
Semicerchio a "Più libri più liberi" (Roma)

3 dicembre 2025
Dialogo con Jorie Graham-Torino

12 ottobre 2025
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

9 ottobre 2025
Addio a Francesco Recami

26 settembre 2025
Semicerchio a Bright -Siena

24 settembre 2025
Addio ad Ana Siekiera

22 settembre 2025
Adesione sciopero per Gaza

21 settembre 2025
Semicerchio col CRIC a Firenze RiVista

9 settembre 2025
In memoria di Anna Maria Volpini - Firenze, 9 settembre

1 settembre 2025
Per i 90 anni di Charles Wright - di Antonella Francini

7 giugno 2025
Semicerchio per Gaza

26 marzo 2025
Semicerchio a UNISTRASI

5 marzo 2025
Il testo-natura. Presentazione di Semicerchio 70 e 71, Roma Sapienza.

22 novembre 2024
Recensibili per marzo 2025

19 settembre 2024
Il saluto del Direttore Francesco Stella

19 settembre 2024
Biblioteca Lettere Firenze: Mostra copertine Semicerchio e letture primi 70 volumi

16 settembre 2024
Guida alla mostra delle copertine, rassegna stampa web, video 25 anni

21 aprile 2024
Addio ad Anna Maria Volpini

9 dicembre 2023
Semicerchio in dibattito a "Più libri più liberi"

15 ottobre 2023
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

30 settembre 2023
Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio

11 settembre 2023
Recensibili 2023

11 settembre 2023
Presentazione di Semicerchio sulle traduzioni di Zanzotto

26 giugno 2023
Dante cinese e coreano, Dante spagnolo e francese, Dante disegnato

21 giugno 2023
Tandem. Dialoghi poetici a Bibliotecanova

6 maggio 2023
Blog sulla traduzione

9 gennaio 2023
Addio a Charles Simic

9 dicembre 2022
Semicerchio a "Più libri più liberi", Roma

15 ottobre 2022
Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi

13 maggio 2022
Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio

26 ottobre 2021
Nuovo premio ai traduttori di "Semicerchio"

16 ottobre 2021
Immaginare Dante. Università di Siena, 21 ottobre

11 ottobre 2021
La Divina Commedia nelle lingue orientali

8 ottobre 2021
Dante: riletture e traduzioni in lingua romanza. Firenze, Institut Français

21 settembre 2021
HODOEPORICA al Festival "Voci lontane Voci sorelle"

11 giugno 2021
Laboratorio Poesia in prosa

4 giugno 2021
Antologie europee di poesia giovane

28 maggio 2021
Le riviste in tempo di pandemia

28 maggio 2021
De Francesco: Laboratorio di traduzione da poesia barocca

21 maggio 2021
Jhumpa Lahiri intervistata da Antonella Francini

11 maggio 2021
Hodoeporica. Presentazione di "Semicerchio" 63 su Youtube

7 maggio 2021
Jorie Graham a dialogo con la sua traduttrice italiana

23 aprile 2021
La poesia di Franco Buffoni in spagnolo

22 marzo 2021
Scuola aperta di Semicerchio aprile-giugno 2021

19 giugno 2020
Poesia russa: incontro finale del Virtual Lab di Semicerchio

1 giugno 2020
Call for papers: Semicerchio 63 "Gli ospiti del caso"

30 aprile 2020
Laboratori digitali della Scuola Semicerchio

» Archivio
 » Presentazione
 » Programmi in corso
 » Corsi precedenti
 » Statuto associazione
 » Scrittori e poeti
 » Blog
 » Forum
 » Audio e video lezioni
 » Materiali didattici
Editore
Pacini Editore
Distributore
PDE
Semicerchio è pubblicata col patrocinio del Dipartimento di Teoria e Documentazione delle Tradizioni Culturali dell'Università di Siena viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, tel. +39-0575.926314, fax +39-0575.926312
web design: Gianni Cicali

Semicerchio, piazza Leopoldo 9, 50134 Firenze - tel./fax +39 055 495398